
Oggi voglio parlarvi del secondo diritto degli odontofobici: “Abbiamo diritto a non subire angherie solo perché abbiamo paura del dentista”
Da recenti ricerche è emerso che il 45% degli Italiani si reca dal dentista solo una volta all’anno. Viene da chiedersi il perchè di questa reticenza collettiva. Alla facoltà di odontoiatria si insegna anche psicologia e molto del riconoscimento di un lavoro ben riuscito di un dentista (almeno dal punto di vista di un odontofobico) sta appunto nel saper risolvere il problema del paziente con il minor danno psicologico possibile. Così da agevolare tutte le sedute future sia dal punto di vista del paziente sia da quello del medico. Curare la persona è importante quanto curare la sua malattia in particolare. Curare nel senso di prendere atto di tutte le paure soggettive del paziente e apportarvi l’attenzione necessaria per il completo raggiungimento della serenità del paziente.
Un odontofobico come abbiamo già visto nell’approfondimento del Primo diritto, desidera essere compreso e non essere deriso. Quindi ovviamente un odontofobico desidererà meno che mai subire angherie e ingiustizie da chi non ha la pazienza di capire il suo disagio. Il diritto va esteso normalmente e ovviamente ad ogni paziente che abbia problemi, ma in particolare l’odontofobico a volte sembra soffrire anche di un’acuta timidezza che gli impedisce di esprimere al massimo le sue vere paure. E come al solito la timidezza può causare problemi nella comunicazione dentista-paziente.
Il massimo sarebbe avere a disposizione un reparto che si occupi solo degli odontofobici, ma già l’inclusione di una base psicologica di supporto nel ramo odontoiatrico indica il giusto percorso e un segnale importante all’interessamento verso chi dimostra più disagio. Voi che ne pensate?


