Avete mai sentito parlare di bruxismo? No, non è un neologismo adolescenziale ma un disutrbo patologico caratterizzato dal digrignamento e dallo strofinamento rumoroso dei denti, per lo più durante il sonno che colpisce 1 persona su 10. La fascia d’età più colpita è quella che coincide con il massimo impegno lavorativo, tra i 25 e 45 anni.
Le cause sono molteplici e le più note sono riconducibili allo stile di vita, infatti il bruxismo colpisce prevalentemente i giovani, di più elevato livello socioculturale e chi fa uso di alcol e droghe; ma anche eventi stressanti ed impegnativi, tanto è che il 70% dei pazienti riferisce di essere stressato. Un’altra interpretazione attribuisce il bruxismo al tentativo fisiologico di riportare, durante il sonno, la mandibola in asse quando questa, compiendo la deglutizione spontanea, non si trova nella posizione naturale rispetto all’arcata dentaria superiore.
Come le cause anche le sue conseguenze sono svariate: le implicazioni più importanti sono l’indolenzimento dei muscoli coinvolti, l’iper-reattività dei denti al caldo, al freddo e al contatto con le setole dello spazzolino, le alterazioni gengivali e delle strutture parodontali.
Tuttavia è opportuno differenziare due tipologie di bruxismo: quello primitivo, che non è da ricondursi a situazioni patologiche, e quello secondario, conseguente ad alterazioni del sonno, all’assunzione di farmaci e antidepressivi.
Per ricorrere al riparo i dentisti consigliano un dentifricio specifico (e meno male che non consigliano di metterci le mani in bocca) concepito appositamente per l’ipersensibilità dei denti; una spazzolatina e il dolore quasi non si sente. Non solo, stenta anche a ritornare. Un po’ come uno scudo contro la sensibilità.
Io personalmente comincio a farci caso e appena me ne accorgo smetto subito, l’idea di andare dal dentista non mi alletta tanto, e a voi?



